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Il sogno di Alì e la chiamata al papà da Ceuta: 'Sono in Europa'

2 weeks ago 12

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Alì S.,16 anni e mezzo di Marrakech, ce l'ha fatta: è arrivato a Ceuta, in Spagna, e da lì, con in tasca il telefono di sempre, chiama casa. "Sono in Europa, tutto bene, la frontiera era aperta". È bastata una voce, il passaparola che suona come un ordine: "Lasciano entrare".

Alì, apprendista pasticcere in un ristorante italiano nella sua città, coglie l'attimo. Il bus fino a Tangeri, poi un passaggio a staffetta, in più auto, per coprire un'ora di distanza fino a Ceuta. Non c'è stato bisogno di nuotare, non ha rischiato la vita, racconta al padre Adil che non l'ha mai nemmeno portato in piscina. Si è unito al gruppo e lì "tutti sapevano già tutto". Facile quasi come aprire una porta, stando al racconto di Alì.

Dal 29 luglio e per 3 giorni il Marocco è in festa per celebrare l'anniversario dell'insediamento sul trono di re Mohammed VI, da 27 anni alla guida del Paese. E fa sorridere che si compia tutto mentre il re festeggia a M'diq, con un sontuoso banchetto accanto al figlio Moulay Hassan. Il re, l'erede al trono e Alì, tutti a una manciata di chilometri lungo la costa mediterranee del Marocco. Le spiagge dei ricchi, gli alberghi di lusso le moto d'acqua e poi Ceuta.

Tra gli oltre 60 mila che in poco più di tre giorni sono entrati a Ceuta, Alì non sa dei morti, non sa di politica né di crisi internazionale. Dice che ha capito che c'è "fawda", il caos, ma spiega anche al padre Adil di stare tranquillo, che "i minorenni non li rimpatriano, tornano indietro solo gli altri".

Non c'è verso di sapere chi l'abbia detto o quando o dove, "se lo dicono tutti, vuol dire che è vero". Comincia da questa certezza campata per aria il viaggio di un giovane che rifiuta l'etichetta di "harraga", di "infuocato" che scappa, lui un lavoro lo aveva, ma "non si può continuare a vivere qui, dove se non hai soldi di Hakimi, non sei libero, non puoi viaggiare, non puoi curarti, non puoi fare niente".

Come quello di Alì, il sogno di molti giovani, in maggioranza della 'Generazione Z', si scaglia su quel promontorio che ha doppio nome, Ceuta per gli europei e Septa per gli arabi. Il loro viaggio è decisamente diverso da quello di Ulisse e la loro Itaca è tutta un'altra cosa. Ma il mito di un'Europa terra favolosa e libera, quello somiglia tanto alla versione di Omero.

Aprire quella porta e vedere cosa c'è oltre le colonne d'Ercole è il 'sogno dei sogni', da millenni. Qui cambia la direzione, i social sono i cartelli stradali per arrivare in una cittadina di 80mila abitanti distribuiti su 18 km quadrati, che è già Europa anche se sta ancora in Marocco.

L'inizio di un'avventura che può trasformarsi in fatica, disperazione e persino morte. Ma è comunque una partenza.

In questi 27 anni di regno di Mohammed VI, il Marocco è indubbiamente cresciuto, tra infrastrutture ad alta velocità, cantieri, porti futuristici e adesso anche l'ambizione di ospitare insieme a Spagna e Portogallo i Mondiali di calcio 2030. Guai a protestare però: la richiesta dei giovani 'Z', scesi in piazza al grido di 'meno stadi, più ospedali', si è chiusa dietro le sbarre, dove in molti scontano pene decennali.

Il malessere si trasforma in frustrazione che diventa benzina per il viaggio. I modelli di vita li dettano ancora una volta i social, si vive come l'influencer che ora sta in Francia e come il calciatore di fama. Difficile non notare le differenze tra i vestiti di lusso nei telefonini e i fake acquistati in medina.

Il re banchetta nelle stesse ore in cui Alì entra a Ceuta e suo padre Adil prende l'auto per andare a recuperare il figlio. Tutto il Marocco partecipa: stazioni di treni e bus prese d'assalto per raggiungere Tangeri e poi Tetouan e Fnideq. Chi ha fatto circolare quella voce? E poi, perché? Erano in vacanza anche i poliziotti di frontiera, certo, ma non è abbastanza. Se c'è stata una regia, non ha considerato l'effetto boomerang.
    
   

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