Un nuovo scontro tra il governo e le organizzazioni umanitarie impegnate nel Mediterraneo si accende attorno alla Sea Watch 5. La nave della ong tedesca è stata sottoposta a un fermo amministrativo di 45 giorni e a una sanzione da 7.500 euro, un provvedimento che ha provocato una durissima replica dell'organizzazione e che rischia di alimentare ulteriormente le tensioni sul tema dei soccorsi in mare tra Roma e Berlino a pochi giorni da un bilaterale tra i rispettivi ministri dell'Interno che si svolgerà a settembre.
Lo scontro con la ong arriva in un momento delicato nei rapporti tra Italia e Germania sul dossier migratorio. A inizio del prossimo mese è infatti previsto l'incontro bilaterale tra Piantedosi e il ministro dell'Interno tedesco Alexander Dobrindt. Sul tavolo ci sarà soprattutto la questione dei cosiddetti "Dublinanti", i migranti richiedenti asilo presenti in uno Stato dell'Unione diverso da quello di primo ingresso.
Secondo quanto trapela, il confronto si svolgerà in un clima definito di "massima collaborazione". A rivendicare la decisione sulla Sea Watch 5 è stato lo stesso Piantedosi. "La nave, battente bandiera tedesca, ancora una volta non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Una grave violazione della normativa: le attività di soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle Ong", ha scritto il capo del Viminale sul suo profilo X. La contestazione riguarda il comportamento dell'imbarcazione durante un intervento di soccorso effettuato nel Mediterraneo centrale.
Alla base del blocco la violazione delle norme che regolano il coordinamento delle operazioni di ricerca e salvataggio. La linea del ministro era stata ribadita anche nei giorni scorsi. "Il soccorso in mare - spiega Piantedosi - è una prerogativa esclusiva degli Stati e non può essere lasciato all'iniziativa e allo spontaneismo di soggetti privati che spesso rifiutano ogni tipo di coordinamento. È questo il motivo per cui abbiamo ritenuto necessario regolamentare queste attività". Rincara la dose il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, per il quale "c'è una regola semplice che vale per tutti: le leggi si rispettano, anche quando non si condividono. Non può essere un'organizzazione privata a decidere quali norme rispettare e quali ignorare".
E ancora: "il governo Meloni è in prima linea nella tutela della legalità e nella lotta ai trafficanti di esseri umani: difendiamo i confini, contrastiamo l'immigrazione illegale, lavoriamo per diminuire gli sbarchi e rendere effettivi i rimpatri di chi non ha diritto a restare in Italia".
La ong tedesca però respinge ogni accusa, rivendica il proprio operato e non risparmia un attacco all'esecutivo. "La Sea-Watch 5 è stata fermata per 45 giorni con l'accusa di non aver cooperato con le autorità libiche. È vero, noi non collaboriamo con criminali e trafficanti. Il Governo italiano può dire lo stesso?", afferma l'organizzazione ricordando che il 13 agosto "dopo aver soccorso 6 persone in acque internazionali" ha "informato l'Italia e i Paesi europei limitrofi, ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un'autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal "loro territorio".
Da qui l'affondo diretto contro il ministro dell'Interno e contro la cooperazione con le autorità libiche. "Sono queste le 'autorità competenti' a cui si riferisce il ministro Piantedosi? - aggiunge la ong -. Le stesse a cui l'Italia ha versato un miliardo di euro in navi, fondi e addestramento, per poi vederle usare regolarmente per catturare e uccidere persone in mare, e riportarle nei lager gestiti dai trafficanti? L'Italia e l'Europa hanno dato, e continuano a dare, legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west".
Sulla vicenda è intervenuto anche Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde secondo cui "non consentire i salvataggi di persone in mare è un crimine contro l'umanità. Applaudire il Papa a Rimini e poi sequestrare le navi che salvano vite è l'ennesima e dolorosa ipocrisia di questo governo".
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