Dopo sette mesi di esame in Parlamento la riforma elettorale targata centrodestra è legge. La Camera ha approvato il testo- con 227 sì e 164 no - che prevede un proporzionale con premio di maggioranza e il ritorno delle preferenze con capilista bloccati oltre alla novità dell'indicazione del premier.
L'epilogo arriva dopo un muro contro muro in un'Aula ancora una volta stracolma, presenze da record nei gruppi (la media è del 98,4%) e tutti i banchi del governo pieni con Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti unici assenti giustificati nell'esecutivo. Festeggia la maggioranza, che si conferma compatta nell'ultimo voto segreto sulla riforma.
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A conti fatti e tabulati alla mano, al netto di possibili passaggi da uno schieramento all'altro, solo in otto nel centrodestra avrebbero votato dall'altra parte. "A chi sperava di vedere il centrodestra diviso - rivendica via social Giorgia Meloni - rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati a portare avanti gli impegni presi con i cittadini". Ora, aggiunge, "i cittadini potranno scegliere tutto: coalizione, programma e candidato premier". Dall'opposizione, invece, un secondo dopo il voto scatta la protesta con i cartelli Aula contro la nuova "legge truffa".
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Ora il prossimo step, dopo il passaggio del Quirinale, è quello della Consulta. Con il centrosinistra, insieme a un gruppo di costituzionalisti, che ha già pronti i ricorsi che partiranno subito dopo la pubblicazione del testo in Gazzetta. E proprio in questa chiave il segretario di +Europa Riccardo Magi, dopo otto giorni, ferma lo sciopero della fame: "Questa è una legge incostituzionale - attacca - ora la battaglia si sposta sui ricorsi giudiziari". E sull'incostituzionalità del provvedimento insiste tutto il centrosinistra.
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"Siete indifferenti ai problemi di italiani - scandisce Elly Schlein in Aula - e cercate di manomettere la Costituzione". Nella vostra legge "manca solo 'indicare che il premio di maggioranza va a una premier con gli occhi chiari'", dice al vetriolo Giuseppe Conte mentre entrambi criticano una riforma che, cancellando l'obbligo di alternanza nei capilista prevista dal Rosatellum, vuole "cacciare le donne dal Parlamento". "Mi preoccupa - dice Maria Elena Boschi - un vicepresidente del Consiglio che misura l'affidabilità delle donne in base alla lunghezza delle gonne, con Vannacci che gli replica che le preferisce senza. Credo che in Parlamento ci sia bisogno di più donne e meno uomini come voi".
Il centrodestra, dall'altra parte, rivendica l'approvazione di un testo con il quale, dice Antonio Tajani, "offriamo al Paese garanzia di stabilità". "Il voto di oggi conferma che la Lega è compatta, unita e coerente", si limita a osservare il capogruppo Riccardo Molinari chiedendo ora di passare ad altri dossier e con Matteo Salvini non spende commenti subito dopo l'ok.
"Il centrodestra è compatto e continuerà a lavorare insieme fino alla fine della legislatura", dice da Nm Maurizio Lupi. E in Aula, nell'intervento che infuoca più di tutti gli animi poco prima del voto, Giovanni Donzelli si dice certo che con questa riforma "l'Italia entra nella Terza Repubblica" con "una democrazia senza paralisi come immaginava Mortati, dell'alternanza come chiedeva Tatarella, una democrazia attenta ai territori come voleva Bossi, con una scelta di campo come sognava Berlusconi con l'Italia apprezzata nel mondo come voluto" e perseguito da Giorgia Meloni.
Con il via libera alla riforma nel centrodestra, si torna poi a ragionare su una possibile data del voto. Ma con un ma: a conti fatti, secondo i sondaggi di Youtrend, "con lo Stabilicum oggi il centrodestra potrebbe vincere solo se include Futuro Nazionale in coalizione. Senza, la maggioranza andrebbe al campo largo".
Ma, c'è anche una seconda ipotesi nella quale il generale potrebbe risultare decisivo: quella - sondaggi alla mano nemmeno troppo improbabile - in cui nessuno arrivi a superare il 42%. A quel punto FdI, come primo partito potrebbe 'dare le carte' ma si troverebbe, probabilmente, a dover dialogare col generale. E' il 'piano B' di Meloni che in Aula ritorna nelle parole di Angelo Bonelli di Avs. "C'è un piano B: se si va a un pareggio o la Consulta cambia la legge - dice il deputato di Avs - Meloni andrà a fare l'accordo con Vannacci, dovete saperlo e allora a maggior ragione il centrosinistra deve prepararsi per l'alternativa".
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