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La fuga dei medici dagli ospedali, è boom di dimissioni

21 hours ago 2

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Nel 2025 le dimissioni volontarie di medici italiani che lavorano in ospedale sono state 3.767, superando di gran lunga i pensionamenti (2.876). In un solo anno sono schizzate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024, toccando quota 3,5% del totale dei medici della sanità pubblica, una soglia che non era stata registrata neppure in pandemia. A lanciare l'allarme è il sindacato Anaao Assomed, che punta il dito contro "turni massacranti e stipendi bassi" che fanno fuggire professionisti in carriera.

In 12 regioni su 20, nel corso del 2025, i medici che hanno scelto di lasciare il Servizio sanitario nazionale prima della pensione sono più̀ di quelli che hanno raggiunto i limiti di età̀ per il riposo. Il fenomeno, rilevato dal Centro Studi del sindacato sulla base dei dati Onaosi, del Conto annuale dello Stato e del Mef, attraversa il Paese. Situazioni particolarmente marcate in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei camici bianchi dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati. E non lascia chi è a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un'età media intorno ai 48 anni, spesso per andare all'estero o in strutture sanitarie private. "Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale ma di un esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all'Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout e aggressioni nei reparti", spiega Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed.

In Trentino Alto Adige, ad esempio, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri sono quasi triplicate in dieci anni. In Piemonte da 105 del 2015 sono passate a 245 nel 2025. In Puglia, nel 2025 sono state 308 e il dato è superiore di cinque volte rispetto a quello del 2024, che si era fermato a 56 e pari al doppio dei pensionamenti. In Campania, nel 2025, a fronte di 728 assunzioni a tempo indeterminato, 246 medici hanno scelto di lasciare il reparto. In Veneto 'la fuga' dagli ospedali pubblici ha riguardato 214 professionisti nel 2025, a fronte dei 115 nel 2015. Nelle Marche gli abbandoni volontari nel 2015 erano 33 mentre nel 2025 sono state 139, anche in questo caso quasi il doppio dei pensionamenti. Parallelamente, negli ultimi anni è iniziato il ricambio generazionale.

Nel complesso, tra il 2015 e il 2024 l'organico del Servizio sanitario è cresciuto del 2,7%. Un contributo è arrivato dal Decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 ha permesso l'ingresso nel sistema di quasi 10.000 giovani medici. Resta però la frattura territoriale: nell'ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 unità (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ne ha perse 1.166 (-3,1%). "A fronte di un ricambio generazionale avviato con successo - spiega Di Silverio - oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 si sono dimessi e 77 sono usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause". "Per fermare la frana", l'Anaao propone un piano straordinario in 10 punti, dal superamento del tetto di spesa per il personale a retribuzioni più alte e incentivi per le sedi disagiate.

Situazioni più critiche in 4 regioni

Situazioni particolarmente marcate in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei camici bianchi dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati. E a lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un'età media intorno ai 48 anni. Emerge dall'indagine del Centro Studi del sindacato Anaao Assomed, basata sui dati Onaosi, del conto Conto annuale dello Stato e Mef. Resta poi la frattura di un Paese a due velocità, confermando la necessità di interventi mirati. Nell'ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ha continuato a svuotarsi, perdendo 1.166 unità (-3,1%). A pagare il prezzo più alto in termini di riduzione degli organici sono la Basilicata (-24,6%), il Molise (-17,2%), la Valle d'Aosta (-14,2%) e la Calabria (-12,6%). Nonostante la fuga dai reparti, il tanto atteso ricambio generazionale ha preso il via. Tra il 2015 e il 2024 l'età̀ media dei medici ospedalieri si è ridotta in modo significativo: 2 anni e 7 mesi in meno per i colleghi uomini e 2 anni e 4 mesi per le donne. Un contributo a questo svecchiamento è arrivato dal cosiddetto decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 ha permesso l'ingresso nel sistema di quasi 10.000 giovani medici, arrivando a coprire fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. "A fronte di un ricambio generazionale avviato con successo però - spiega Pierino di Silverio, segretasio di Anaao Assomed - oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi e 77 sono usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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