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L'ultimo atto di Sanchez, varati due nuovi decreti sulla casa

1 week ago 6

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Pedro Sanchez apre la campagna elettorale dalla Moncloa nel giorno in cui la Corte costituzionale ha spalancato la porta al ritorno in Spagna di Carles Puigdemont, e rilancia la battaglia sulla casa. Dopo lo scioglimento delle Camere e la convocazione delle elezioni anticipate del 29 novembre, il premier rilancia, con l'approvazione in Consiglio dei ministri di due nuovi decreti legge sulla casa, dopo la bocciatura venerdì al Congresso dei precedenti provvedimenti, respinti con i voti delle destre, Partito Popolare, Vox e Junts, il partito di Carles Puigdemont.

I nuovi testi dovranno ora passare alla Deputazione Permanente del Congresso, l'organo che esercita le funzioni parlamentari durante lo scioglimento delle Camere. E dove Sanchez si è assicurato i voti per la convalida, prescindendo da Junts, con il sostegno al principale decreto garantito oggi dal Partito Nazionalista basco (Pnv).

Il provvedimento, da domani in vigore, ripropone le misure per bloccare gli sfratti alle famiglie vulnerabili e introduce 10 miliardi di prestiti a tasso zero, fino a 50.000 euro per chi voglia acquistare la prima casa. Previsti inoltre 280 milioni per aumentare l'offerta di edilizia residenziale, oltre allo stop ai fondi 'avvoltoio' di speculazione immobiliare e alla tassazione delle residenze a uso turistico.

Il secondo decreto, invece, che contiene fra l'altro la proroga automatica degli affitti e limiti agli aumenti dei canoni, non andrà immediatamente in vigore, perché la sua convalida è più incerta. "E' imperativo intervenire sul mercato della casa", ha detto il premier, sostenendo che i prezzi ormai sono andati "molto al di là della regola della domanda e dell'offerta".

"Non è una questione ideologica, ma di umanità, di puro buon senso", ha aggiunto, chiedendo ai gruppi parlamentari di sostenere i decreti. "Non permetteremo che ci siamo altri sfratti come quello di Maricarmen", ha scandito.

Una scelta che guarda alla piazza, dove gli accampamenti in nome della casa, sull'esempio di Puerta del Sol, si moltiplicano nel Paese. Una piazza che comincia a infiammarsi, come confermano gli scontri lunedì a tarda sera a Barcellona al termine del corteo indetto dai sindacati degli inquilini, che ha riunito 120mila persone secondo gli organizzatori. E che si è conclusa con barricate incendiate da gruppi di incappucciati, 13 arresti e 30 agenti feriti. I principali sindacati, Ugt e CcOo, accogliendo la richiesta del 'popolo delle chiavi', hanno confermato lo sciopero generale per le politiche abitative in autunno, contro il quale è insorto il presidente della Ceoe, la Confederazione degli industriali, bollandolo come "inammissibile".

Sull'esempio di Zohran Mamdani, Sanchez punta a fare dell'emergenza casa il principale asse della sua campagna, che condurrà dalla Moncloa: "Il governo continuerà a governare dando risposte ai problemi delle persone fino all'ultimo giorno", ha assicurato.

Ma proprio sulla campagna, già partita in un clima al veleno, piovono le accuse di presunti 'brogli' agitate dalla destra 'trumpista' iberica: il leader di Vox, Santiago Abascal, e la governatrice di Madrid, Isabel Diaz Ayuso, dell'ala dura del Pp, che hanno fatto appello agli elettori a non votare per posta e a "non fidarsi", poiché "Sanchez è capace di qualunque cosa". Lo stesso Pp ha preso le distanze, definendo il sistema "garantista".

Ma, a rovinare i piani del presidente del governo, ora scende in campo anche Carles Puigdemont. L'uomo di Waterloo, che può ora valersi dell'amnista per il reato di malversazione, è pronto a tornare in Spagna dopo 9 anni di "esilio", senza però sciogliere l'incognita sul quando. Tuttavia assicura: "L'amnistia in sé non è la soluzione, oggi non si risolve nulla tra Catalogna e la Spagna", rivendicando il diritto all'autodeterminazione.

Il leader di Junts, la stessa forza che venerdì scorso ha contribuito ad affossare i decreti casa al Congresso, torna nell'epilogo di una legislatura avvelenata proprio dall'accordo sul 'perdono giudiziario' ai leader indipendentisti, che era stata la contropartita per la fiducia a Pedro Sanchez nel 2023. Il premier ha evitato oggi lo scontro diretto con Puigdemont, ma ha anche detto di non avere in programma un incontro con lui. E la campagna, lunga due mesi, è solo agli inizi.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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