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Il Pakistan: 'C'è un testo comune Iran-Usa'. Voci sulla firma domenica a Ginevra

2 hours ago 5

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Le rive del lago di Ginevra potrebbero fare da sfondo al tanto atteso accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Ma il condizionale è d'obbligo, mentre anche la città per ospitare la firma alimenta il disaccordo tra i due schieramenti. Dopo settimane di anticipazioni e smentite, perfino Abbas Araghchi si è sbilanciato affermando che "il memorandum di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione", per la quale si attende un responso chiaro della Repubblica Islamica e si guarda a Mojtaba Khamenei.

Il Pakistan ha annunciato che "è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell'accordo di pace", spingendo la speranza che questa sia la volta buona per l'intesa. E ha messo in guardia contro "l'incessante campagna di disinformazione condotta da coloro che vogliono sabotare l'accordo di pace". Perché le rivendicazioni incrociate sui punti dell'intesa - che parlano soprattutto ai fronti interni e agli alleati di entrambi i Paesi - alimentano lo scontro. Con Donald Trump che scarica la sua irritazione su Teheran, che a suo dire "farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta". Secondo Axios, portale che per primo ha avanzato la possibilità di una firma dell'accordo a Ginevra, quattro aerei C-17 statunitensi sono già decollati alla volta dell'Europa trasportando "materiale per un possibile viaggio" di J.D. Vance.

Video Trump: 'Presto la firma dell'accordo con l'Iran'

Stando a Reuters online, sarà lui a firmare domenica l'intesa con la controparte iraniana, rappresentata dal capo negoziatore e presidente del Parlamento Mohammed Ghalibaf. E in serata, ad alimentare l'ipotesi si è aggiunta anche la notizia di una telefonata tra i ministri degli Esteri di Pakistan e Svizzera.  Ma tutto resta ancora in gioco: "Qualsiasi speculazione su una firma in Svizzera o su un incontro faccia a faccia non è altro che un'illusione americana", la replica dell'agenzia Fars vicina ai pasdaran.

Un copione, quello di rivendicazioni e smentite, che ha accompagnato sin da subito l'accelerazione impressa nelle ultime ore da Donald Trump al negoziato per la fine della guerra. Negoziato dal quale, secondo il tycoon, gli Stati Uniti hanno "ottenuto tutto quello che volevano": il materiale nucleare iraniano verrà distrutto e rimosso, il programma nucleare iraniano smantellato, i fondi iraniani congelati non saranno sbloccati finché non saranno soddisfatte le condizioni - punto sottolineato chiaramente da Vance -, lo Stretto di Hormuz sarà aperto, e l'Iran non finanzierà più gruppi terroristici, stando a quanto fatto sapere dai funzionari Usa ai media. Ben diversa la versione riportata dai media iraniani, secondo cui la Repubblica islamica non ha in alcun modo ceduto la gestione di Hormuz. E soprattutto, non è stato raggiunto alcun accordo sul nucleare, tema da affrontare nei 60 giorni successivi alla firma del memorandum.

La versione di Teheran ha fatto andare su tutte le furie il presidente americano: "Le condizioni che l'Iran ha fatto trapelare ai media sono delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno dichiarato — inclusa la loro debole e patetica affermazione sull'esistenza di un accordo — non ha alcun riscontro nella realtà. Sono persone estremamente sleali con cui trattare; con loro, la buona fede è un concetto inesistente", ha tuonato su Truth. Parole che gettano benzina sul fuoco delle tensioni che inevitabilmente restano, alimentate anche da Israele: "Finché sarò primo ministro, l'Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo", ha sottolineato il premier Benyamin Netanyahu mentre il suo ministro della Difesa, Israel Katz, ha chiarito che l'Idf "non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza", mentre un funzionario Usa ha chiarito che l'intesa include anche il Libano.

Nel tentativo di chiarire la situazione, il premier del mediatore Pakistan, Shehbaz Sharif, ha annunciato in serata che "è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell'accordo di pace e che il Pakistan sta ora lavorando a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi. La pace non è mai stata così vicina come ora". E nella diplomazia dei social, a far ben sperare c'è anche il gesto di Donald Trump che ha rilanciato su Truth il messaggio di Araghchi sull'intesa vicina e il suo appello ai media di "astenersi dal formulare speculazioni sul suo contenuto". Secondo un funzionario Usa citato da Bloomberg, le chance di firma sono all'80-85% ma c'è ottimismo a Washington. Con il mondo che tiene gli occhi puntati sugli sviluppi, solo il tempo potrà colmare l'ultimo miglio per la pace. Scongiurando un ennesimo annuncio del tycoon - almeno 39 dal 23 marzo - sfumato in un nulla di fatto. 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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