Alla vigilia del giorno dell'indipendenza dell'Ucraina, che 35 anni fa si staccava dall'Unione Sovietica, a Kiev sono piovuti i leader europei del blocco nordico-baltico per dare sostegno a Volodymyr Zelensky e incardinare la campagna aiuti di autunno 2026 sul binario giusto. Il momento è propizio ma la Russia non sta certo a guardare. "Dopo le elezioni per la Duma Putin mobiliterà almeno 300mila persone, andandole a prendere nelle province per non disturbare le città più grandi come Mosca e San Pietroburgo", ha assicurato il presidente ucraino nel corso di un incontro con i giornalisti. "Ma non riuscirà a nasconderlo del tutto".
Video Ucraina, il presidente finlandese a Kiev per il Giorno dell'Indipendenza
I russi per la verità già si aspettano qualcosa, tant'è vero che i valichi di frontiera con la Georgia sono tornati a registrare traffico sostenuto (l'ex delfino Dmitry Medvedev li ha già bollati dei "traditori"). Lo zar, nel mentre, è tornato col ritornello della necessità di estirpare "l'ideologia neonazista" dallo Stato ucraino come spiegazione base la sua operazione militare speciale. Nulla di nuovo, insomma. Zelensky ha dunque bisogno di aiuti concreti e immediati per affrontare l'ennesimo assalto invernale russo. Dalla Germania arriveranno altri sistemi Iris-T per intercettare i missili da crociera, Parigi invierà presto nuovi radar e procedono i lavori per la concessione delle licenze di produzione di razzi francesi. Come al solito, però, servono i Patriot per fermare i raid balistici del Cremlino. Zelensky ha quantificato in "300" i pezzi necessari per difendere adeguatamente il Paese. "Puntiamo al 5-10% delle riserve Usa, siamo disposti a pagare", ha assicurato. Ma con che quattrini? Quelli dell'Europa, ovviamente. "Stiamo erogando il prestito di 90 miliardi concordato dai leader lo scorso dicembre" appositamente per le esigenze militari ucraine, come "i preparativi per l'inverno, l'acquisto di droni e la difesa aerea", ha sottolineato il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa nel corso del suo viaggio in treno verso Kiev.
L'ex premier portoghese prenderà parte alla riunione della Coalizione dei Volenterosi prevista in concomitanza con le celebrazioni per l'indipendenza e poi avrà un bilaterale con Zelensky, nel corso del quale - a quanto si apprende - saranno affrontate anche le questioni di politica interna dell'Ucraina. Ovvero le ultime indagini sulla corruzione, il caso Fedorov, i voti sulle riforme. Perché ciò che sta accadendo potrebbe avere un impatto sul percorso di adesione verso l'Ue e Costa, in quanto rappresentante dei 27 all'estero, è la persona migliore per dare consigli o consegnare messaggi.
Tra i meeting coi leader del formato NB8 (nordic-baltic) spicca quello con il presidente finlandese Alexander Stubb, che ha portato alla firma di accordi relativi "allo sviluppo e alla produzione di droni" in Finlandia per soddisfare le esigenze dell'Ucraina e dell'Europa, "ampliando le capacità nel settore dei sistemi navali senza equipaggio e costituendo una società per la produzione di droni terrestri". Anche la premier danese Mette Frederiksen ha preso parte alle celebrazioni, promettendo altri aiuti militari (la Danimarca ha donato miliardi alla causa e ha inventato il modello di coproduzione militare europeo-ucraino). Non solo. Si vocifera che per la riunione dei Volenterosi potrebbe presentarsi di persona il premier britannico Andy Burnham. Si vedrà.
Zelensky con i reporter ha parlato pure di pace, non solo di guerra. Il piano, elaborato con gli Usa e l'Europa, nonché frutto di negoziati coi russi, prevede "un cessate il fuoco, una zona economica franca e il ritiro delle truppe" sia russe che ucraine dal fronte. "A mio avviso c'è qualcosa di realistico in tutto ciò", ha notato Zelensky. "A quanto ne sappiamo, la parte americana ha altre idee: vogliono trovare il momento giusto per condividerle, stiamo aspettando", ha chiosato sibillino.
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