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Governo: 'Risarcimento dopo la Cassazione su Regeni'. L'opposizione attacca

1 week ago 7

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Il governo "chiederà il risarcimento" per il sequestro e l'omicidio di Giulio Regeni: ma lo farà solo quando la sentenza "sarà passata in giudicato". Le parole del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti - che poco prima aveva invece lasciato intendere che la richiesta italiana sarebbe scattata appena la sentenza dei giudici del tribunale di Roma "verrà depositata", dunque entro 90 giorni quando arriveranno le motivazioni - confermano l'atteggiamento prudente del governo sul caso. All'attacco l'opposizione che, da Schlein a Conte, definisce "vergognoso" l'atteggiamento dell'esecutivo nei confronti dell'Egitto.

Nella sentenza che ha condannato tre 007 del Cairo, per il sequestro del ricercatore friulano ma non per l'omicidio come chiesto dalla procura, e ne ha assolto un quarto, i giudici hanno disposto in favore della Presidenza del Consiglio, che si è costituita parte civile, una provvisionale immediatamente esecutiva di 150mila euro. Duecentomila euro a testa sono stati disposti per il padre e la madre di Regeni, mentre alla sorella Irene dovranno andare centomila euro. Non solo, i tre 007 egiziani sono stati condannati anche al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali a favore della famiglia Regeni e della Presidenza del Consiglio, che però andranno stabiliti in sede civile. "La costituzione in giudizio dello Stato italiano è stata importante, il governo italiano c'è stato" dice Foti, che poi aggiunge: "quando la sentenza verrà depositata, lo Stato chiederà il risarcimento". Passa meno di mezzora e arriva l'inversione di rotta: "chiederemo l'esecuzione una volta che la sentenza sarà passata in giudicato". Un passo indietro le cui ragioni vanno probabilmente individuate nell'intreccio di relazioni economiche e politiche tra Roma e il Cairo e nella necessità di non complicare ulteriormente i rapporti con un paese che per l'Italia è strategico, per più di un motivo. Sulle valutazioni potrebbe aver pesato anche il fatto che due cittadini italiani si trovano attualmente a dover fare i conti con la giustizia egiziana: Nessy Guerra, la 27enne condannata a sei mesi di carcere per adulterio, che dovrà affrontare un'ulteriore udienza il prossimo 7 ottobre, e Giacomo Passeri, il 32enne pescarese condannato a 25 anni di carcere per traffico internazionale di droga.

E se sul risarcimento è stato lo stesso Foti a puntualizzare, fonti di palazzo Chigi sono invece intervenute direttamente per smentire la notizia riportata dal sito egiziano indipendente Mada Masr che, citando una fonte governativa, afferma che ci sia stata "una telefonata tra responsabili egiziani e italiani di alto livello prima della pronuncia della sentenza" su Regeni, per trovare una via d'uscita legale in linea con la natura delle relazioni tra i due Paesi". Una notizia "falsa" la bollano le fonti ricordando che l'ultimo contatto tra Meloni e al-Sisi risale al 23 luglio per la festa nazionale egiziana. Un'altra fonte diplomatica egiziana, anonima anche questa, ha riferito invece al quotidiano Al Sharq Al Awsat, che l'Egitto continua a rimanere fuori dalla questione Regeni: "non ha seguito lo svolgimento del processo e non reagirà", sottolinea aggiungendo però che "la sentenza non ha condannato le istituzioni governative ma i singoli individui" e che, "ha escluso l'accusa di omicidio, il che smentisce qualsiasi accusa di tortura".

Parole che, assieme alla frenata di Foti, alimentano la polemica con l'opposizione. Una parte della sentenza, dice la segretaria del Pd Elly Schlein, è "immediatamente esecutiva" e quindi la premier e il governo devono "intraprendere ogni iniziativa immediata, diplomatica, per far sì che una sentenza di un giudice italiano venga rispettata e attuata". Sulla stessa linea l'ex premier Giuseppe Conte secondo cui "lo Stato deve favorire il pagamento delle somme, il governo non deve nascondersi, può e deve agire". Il capogruppo dei cinquestelle alla Camera attacca direttamente il ministro degli Esteri Tajani: "è vergognoso che un ministro, di fronte a tutto questo, aspetti la sentenza di secondo e terzo grado". "L'intera vicenda - aggiunge il vicepresidente di Iv-Casa riformista Davide Faraone - conferma che ogni volta che Tajani apre bocca l'Italia fa una figuraccia nazionale e internazionale". Polemiche che non raggiugono gli avvocati dei tre 007 egiziani, nominati d'ufficio, che fin dall'inizio hanno rappresentato degli imputati di fatto inesistenti. "Proseguiremo nella nostra strada con l'impugnazione in corte d'appello - dice uno di loro, l'avvocato Tranquillino Sarno - valutando la possibilità di sollevare un'ennesima questione di costituzionalità sulla necessità di ottenere specifica procura speciale in un procedimento dove viene dichiarato assente un imputato non per sua inerzia ma a causa del comportamento di terzi".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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