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Effetto bruciagrassi innescato da batteri dell'intestino e dieta

2 months ago 14

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L'effetto bruciagrassi è innescato da quattro ceppi batterici specifici dell'intestino che lavorano come in una staffetta interpretando attivamente ciò che mangiamo per attivare un interruttore metabolico che trasforma il grasso bianco, che immagazzina energia, in grasso bruno, che brucia calorie. Il meccanismo, individuato nei topi dai ricercatori della City of Hope, una delle più grandi e avanzate organizzazioni di ricerca e trattamento del cancro negli Stati Uniti, e dal centro di ricerca sul diabete del Broad Institute e della Keio University, è descritto sulla rivista Nature e apre a nuovi bersagli farmacologici per combattere obesità, diabete e malattie correlate.

"Abbiamo scoperto - afferma Kenya Honda, coautore senior dello studio e professore associato presso il City of Hope - che alcuni batteri intestinali riescono a percepire cosa sta mangiando l'ospite e a tradurre queste informazioni in segnali che dicono alle cellule adipose di bruciare energia". In pratica i topi alimentati con una dieta a basso contenuto proteico sviluppavano grandi quantità di grasso beige solo se avevano la giusta flora batterica intestinale. Quando la stessa dieta veniva somministrata a topi privi del corretto microbioma, l'effetto brucia-grassi scompariva. "Questo ci ha confermato - continua Honda - che la dieta da sola non era sufficiente e che il microbioma intestinale era essenziale".

In particolare i batteri attivati dalla dieta hanno inviato un segnale che ha modificato gli acidi biliari e spinto le cellule adipose verso uno stato di combustione calorica. Un secondo segnale ha, poi, indotto il fegato a rilasciare l'ormone FGF21 che stimola il metabolismo. Quando uno dei due segnali è stato interrotto, l'effetto bruciagrassi è scomparso, indicando che i due segnali devono lavorare insieme affinché il processo abbia successo.

I risultati, avvertono gli esperti, non dovrebbero essere applicati direttamente alle persone. La dieta ipoproteica utilizzata nello studio è inferiore a quella raccomandata per gli esseri umani, e i precedenti tentativi di migliorare il metabolismo somministrando solo probiotici sono falliti. "La vera opportunità - conclude Takeshi Tanoue di City of Hope e della Keio University e primo autore dello studio - è comprendere questi percorsi sufficientemente a fondo da progettare terapie che ne imitino in modo sicuro i benefici".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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