Da questione interna a leva geopolitica. Le proteste nelle strade europee diventano terreno di scontro anche oltre i confini nazionali, alimentando sospetti tra l'Occidente e i suoi nemici, tra i filoeuropeisti e i sovranisti del mondo Maga. Chiamato in causa indirettamente, anche Vladimir Putin è intervenuto per respingere le accuse di chi vede Mosca dietro gli scontri nelle città europee: le proteste - ha affermato il leader del Cremlino - dimostrano "la debolezza e l'incapacità di alcuni dei leader dell'Europa di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo". Come a dire: le rivolte sono il frutto delle politiche libertarie che da decenni persegue l'Europa, dipinta nella narrativa del Cremlino come una società moralmente corrotta destinata al declino.
Dall'altro lato dell'oceano arriva la sponda di Donald Trump che rincara la dose e punta ancora una volta il dito su Parigi, Roma e Madrid. "La Francia sta bruciando perché ha fatto entrare persone che odiano la sua gente", afferma il presidente americano nel corso di un comizio, aggiungendo che "la polizia francese non può fare il suo lavoro". L'inquilino della Casa Bianca, in piena campagna elettorale per le midterm, ribadisce il concetto anche in un'intervista a Fox news, affermando di aver avvertito Emmanuel Macron che "sta distruggendo la Francia", e citando anche Spagna e Italia come Paesi in cui l'immigrazione di massa sta alimentando le proteste.
Non sono soltanto le sanatorie di Pedro Sànchez ad essere additate, e nemmeno le politiche europee di migrazione e asilo, che pure hanno subito una stretta, ma il concetto di società aperta invisa al mondo sovranista. Si direbbe che anche questa volta i due presidenti di Washington e Mosca la pensino allo stesso modo. L'accusa non è tanto contro i governi liberali e socialisti, e nemmeno contro la sovranista Giorgia Meloni. E' l'Europa nel suo insieme, coi suoi leader, a essere rappresentata come l'artefice di politiche liberali che, per i suoi nemici, sono la causa dei mali del nostro tempo. "Ci sono persone che fanno campagna elettorale sulle spalle della Francia, leader che si trovano in contesti elettorali, sia in Medio Oriente che dall'altra parte dell'Atlantico", aveva tuonato qualche giorno fa il presidente francese Emmanuel Macron, alludendo proprio a Trump e anche a Benjamin Netanyahu.
Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva evocato una "guerra ibrida" condotta attraverso i social, senza indicare la Russia o altri Paesi come responsabili. Sul caso francese, un rapporto di Alliance4Europe non ha trovato prove che attori stranieri abbiano originato le proteste, ma documenta campagne che ne hanno amplificato rabbia e polarizzazione con contenuti che hanno sfruttato il malcontento per rilanciare narrazioni contro il sostegno a Kiev e legate all'immigrazione.
Dal canto suo l'Ue resta cauta, non vuole commentare chi soffia sul fuoco delle proteste e si limita a coordinare gli Stati membri nel monitoraggio delle piattaforme online, riservandosi di intervenire laddove le norme digitali venissero violate. Ma, a quanto si apprende, non avrebbe ravvisato alcuna regia esterna comune alle rivolte che hanno colpito la Francia, l'Italia e il Belgio.
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