Sono accompagnati nel loro viaggio dagli sguardi della polizia. I ragazzi che sognavano la Spagna, ora tornano al 'bled', alle loro case. Con rabbia fingono incontri di boxe e prendono a pugni l'aria. Questa volta nessun messaggio dei social li consola, né li guida. Tiktok, la piattaforma più usata, continua a rimandare immagini di fughe e disordini. Il Barrio del Principe, periferia di Ceuta, brucia con i ragazzi che sfogano a sassate e calci la delusione per aver perso la partita della 'suerte'. Ma, dice Ayoub, le gambe scorticate dagli scogli, "non si può lottare contro il proprio maktoub (il destino)".
Il bilancio delle vittime continua a salire ora dopo ora, non bastano le camere mortuarie a ricomporre i cadaveri. Le due allestite nel vecchio ospedale militare sono piene. Nelle stanze accanto, ci sono i minorenni, almeno 500, che non si possono rimpatriare. Tra loro c'è anche un bimbo di 3 mesi, figlio di nessuno, arrivato come Mosè in una culla che era un canotto di plastica. Mancano all'appello 3mila migranti - ma le stime non sono ufficiali - dei 60mila che sono riusciti a passare la frontiera. Li cercano ovunque, c'è chi dice che alcuni si nascondono su imbarcazioni di fortuna, negli anfratti tra le rocce.
In città, a Ceuta, dalle prime ore del mattino la vita sembra tornare pian piano alla normalità. È piccola la comunità ceutì, perché quasi la metà di quei 19 chilometri quadrati è occupata da caserme e presidi militari. Per delimitare i confini in acqua, occorre sistemare i 'boyas', le barriere galleggianti, mentre in periferia spuntano le barricate di alcuni residenti per il timore di saccheggi. Riaprono i negozi rimasti chiusi per 'motivi di sicurezza', su ordine del municipio, dopo che "il Mercadone", con la sua insegna verde squillante, si era visto assaltare da clienti affamati. In centro città ora regna la calma. "Però la gente ha paura, non possiamo negarlo", dice all'ANSA Nicola Cecchi Bisoni, fiorentino, da 28 anni a Ceuta, assessore al commercio, sport e turismo. "Per tre anni abbiamo lavorato per far diventare Ceuta un centro turistico di alta gamma - continua -, abbiamo ottenuto fondi europei e allestito un programma interessante. Ora tutto è perduto". Un destino segnato dal filo spinato che protegge la frontiera. "La nostra - spiega Cecchi - è la frontiera con la maggiore disuguaglianza al mondo, di qua stipendi da 1.500 euro, di là 280. Come fai a fermarli? Nemmeno quella tra Messico e Usa è così. Ma questa è stata l'ondata di migranti più grossa di sempre".
"Entriamo nei negozi dal retro, per far la spesa, ma poi abbiamo aperto i nostri giardini per far dormire i migranti", dice Jaime Diaz, vigile del fuoco, ceutì da generazioni.
"Sappiamo che può succedere, siamo pronti e capaci di affrontare le situazioni - spiega - ma una cosa così non era mai capitata prima. Nel 2021 erano in tanti, ma non così tanti. Quel che sentiamo è un senso di abbandono, per Madrid siamo periferia estrema". Nelle caffetterie del corso i villeggianti prendono posto, qualche negozio è ancora chiuso per scelta, per prudenza.
Restano spente le luminarie per la feria patronale di Ceuta, in onore di Santa Maria d'Africa e in programma dal'1 all'8 agosto.
Quest'anno è annullata per emergenza migratoria.
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