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Valentino sfila a Parigi con l'antibiblioteca, la moda come possibilità / LA SFILATA

1 day ago 5

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L'insolita location parigina scelta del direttore creativo di Valentino Alessandro Michele, per la presentazione della sua collezione pret à porter Primavera/Estate 2027 alla Fashion Week di Parigi, è la Bibliothèque Sainte-Geneviève. Agli ospiti della sfilata ha fatto anche una richiesta strana: quella di portare con sé un proprio libro. Lo stilista si era domandato infatti se il valore di un abito andrebbe misurato solo in relazione al suo utilizzo. E ha trovato la risposta tra le pagine di The Black Swan, in cui l'autore, Nassim Nicholas Taleb, descrive con il termine di "antibiblioteca" la "forma di capitale cognitivo potenzialmente sterminato che mantiene aperta la possibilità di nuove scoperte".

L'idea dell'autore arriva osservando la libreria di Umberto Eco composta da trentamila volumi, dove "i libri non letti sono più preziosi di quelli letti". "Questa riflessione sull'antibiblioteca - spiega il designer - mi torna spesso in mente quando penso alla moda. Ogni stagione vengono concepiti e realizzati abiti destinati a traiettorie molto diverse. Alcuni di essi attraverseranno una sola volta lo spazio dello show; altri continueranno a vivere soprattutto nelle immagini che ne custodiscono la fugace apparizione; altri ancora entreranno negli armadi per rimanervi quasi intatti, custoditi come reliquie. Si tratta di oggetti che possono abitare la vita di molti senza necessariamente essere indossati: la loro esistenza si compie anche altrove, nello sguardo, nel ricordo, nell'immagine, prima ancora che nel corpo".Tra le file di libri della antiblioteca sfila una ragazza che si diverte a mischiare, forse posseduta dal demone dell'antimoda, gli scacchi di una camicia sportiva, con la gonna dorata profilata di eco-pelliccia, portata con gli stivali alti in camoscio fucsia.
    La giovane targata Valentino non ha problemi ad accostare i colori senza nessuna logica, oppure a indossare gonne ricamatissime con bordi piumati o frangiati, con top-corsetto in raso, come se andasse sempre a una festa, anche di prima mattina. Per lei non esistono regole. I pantaloni, leggerissimi e plissettati li mette dentro a stivali preziosi, i ciclisti in pizzo li abbina alla giacca anni Ottanta con spalle over e bottoni d'oro. Maxi fiocchi e cinture alte sottolineano le silhouettes degli abiti scivolati. Il cappello da baseball come quello che indossa perennemente Alessandro Michele si mette con gli abiti da sera. Sembra una folle che ha rovistato a caso nell'armadio. Ma il concetto che ha mosso Alessandro Michele nel disegnare la collezione è semplice. Come i libri non letti che popolavano la biblioteca di Umberto Eco, anche questi capi sembrano appartenere a una dimensione che travalica la logica della funzionalità e del consumo. Essi costituiscono una riserva gioiosa di forme, sensibilità estetiche, silhouette e modi di abitare il corpo che possono anche non trovare mai una piena attualizzazione e che tuttavia contribuiscono ad ampliare il campo dell'immaginabile. Per questa ragione la sfilata può essere interpretata come una sorta di "antibiblioteca visiva". Il significato di molti abiti in pedana non si esaurisce nella definizione di un valore d'uso, piuttosto si estende a ciò che rendono pensabile.
    "Anche gli abiti che non indosseremo mai - conclude lo stilista - non diversamente da quei libri ancora chiusi sugli scaffali, continuano a parlarci delle vite che avremmo potuto vivere. Non come rimpianto, ma come promessa. Perché la loro semplice presenza come possibilità rende il mondo più ampio, più ricco, più abitabile. In fondo, una parte della felicità nasce forse proprio da qui: dalla facoltà, profondamente umana, di ampliare continuamente il campo dei propri immaginari e di abitare, almeno per un istante, mondi che non esistono ancora. O che forse non esisteranno mai".
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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