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Primo sì al ddl contro l'antisemitismo: M5S e Avs votano no, il Pd si divide

3 months ago 15

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Il disegno di legge per combattere l'antisemitismo divide il Senato fino all'ultimo. L'aula l'ha approvato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti e ora passerà alla Camera. L'unanimità è lontanissima, come era prevedibile. E nonostante il testo sia stato cambiato rispetto alla proposta iniziale della Lega e non preveda più il divieto di manifestazioni e le sanzioni penali.

Le opposizioni si sparpagliano tra il 'no' di Avs e 5 Stelle e le divisioni interne al Pd: 21 senatori su 36 si astengono. Altri 6 votano sì. Sono i cosiddetti riformisti dem, convinti della necessità della legge e trainati da Graziano Delrio che non a caso si era intestato una proposta sul tema, disconosciuta dai vertici Dem. Salvano il ddl e lo votano anche Italia viva, Marco Lombardo di Azione e 5 senatori delle Autonomie. Si aggiungono quindi ai sì del centrodestra. Una frammentazione che tradisce l'auspicio di Liliana Segre perché ci fosse "un'ampia convergenza" e che anima lo scontro in Aula. Colpa - secondo i più scettici - della definizione operativa di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra).

Adottata nel 2016 e citata nell'articolo 1, è al centro del ddl che ripudia "ogni forma" di odio verso gli ebrei. Per definire cosa è antisemitismo e cosa no si affida ai relativi "indicatori" (citati nel testo). Sono esempi di situazioni potenziali di odio contro gli ebrei. Ma sta proprio qui il nodo che divide gli schieramenti. Il rischio - ripetono Pd, Avs e M5s in aula con sfumature un po' diverse - è che il bollino 'antisemita' si applichi anche alle critiche al governo di Israele. Per Peppe De Cristofaro di Avs, quella definizione è "generica e unilaterale" e denuncia che è stata usata per vietare una conferenza stampa all'università di Oxford a cui avrebbe partecipato il regista Ken Loach. Il Pd ne rileva le "ambiguità" perché induce a confusione tra ebraismo e critiche politiche a Israele, da tenere distinte. Da qui il tentativo iniziato ieri dal capogruppo Dem, Francesco Boccia, di mediare e strappare una correzione al testo. Almeno togliendo il riferimento agli indicatori dell'Ihra. Ci prova con un emendamento presentato oggi in aula e sottoscritto da 5S e Avs. E conditio sine qua non per un voto favorevole dei Dem. Per il centrodestra, però, gli indicatori sono cruciali. "Senza, vorrebbe dire far cascare la legge", replica Massimiliano Romeo, convinto che il testo non si presti a equivoci di interpretazione.

L'emendamento viene bocciato. Stessa sorte degli altri delle minoranze, compreso uno dei 5S (per allargare ad altri paesi e non solo a Israele il riferimento alle critiche politiche) su cui si è tentato un compromesso con la maggioranza, ma invano. Romeo quindi insinua che la sinistra stia cercando "a tutti i costi un elemento per non votare a favore di questa legge perché c'è qualcuno, da fuori, che impone di fare qualcosa di diverso". Parole che scatenano l'ira delle opposizioni. "Da chi votò contro l'istituzione della commissione Segre, accusandola di essere il ministero della verità di orwelliana memoria, non accettiamo lezioni di antisemitismo", tuona Alessandra Maiorino dei 5S. Ma più tardi è Ester Mieli di FdI ad affondare il colpo: rileva il cambio di passo di M5s e Pd sull'antisemitismo rispetto al 2020 e deduce: "Forse a quei tempi l'opposizione non aveva come spin doctor Francesca Albanese".

Il Pd, attraverso il capogruppo, scarica la responsabilità della mancata unanimità alla "destra che non ha voluto trovare un punto di incontro". I riformisti Dem glissano sul loro voto e in aula Delrio precisa che non è un voto "in contestazione con il partito". Ma poi attacca: "Questo provvedimento rompe un silenzio e una timidezza della cultura democratica che non ha discusso abbastanza di questa emergenza".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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