Nessun passo indietro, almeno finora e non prima di Ferragosto. L'Italia non intende al momento revocare la sospensione temporanea dell'accordo di Schengen nei confronti della Spagna, una misura attivata quasi due settimane fa dopo la crisi dei migranti a Ceuta e prevista per l'intero mese, salvo si decida di ritirarla prima. Tutto sarebbe legato ai numeri e ai segnali di allarme dell'intelligence italiana e internazionale - compresi i rischi di infiltrazioni jihadiste - che al momento non sembrano rientrati nonostante la drastica diminuzione dei migranti nell'exclave iberica.
A chiarire la posizione del governo Meloni è il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, convocato per l'apposita audizione in commissione Schengen: "Il caso di Ceuta non è una "speculazione politica contro la Spagna e come già preannunciato dal governo, la decisione di sospendere l'applicazione dell'Accordo di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto, e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l'Italia", spiega il titolare del Viminale intervenendo anche sulla contromossa dell'esecutivo spagnolo che, contrariato per la decisione di Roma, ha di conseguenza introdotto controlli straordinari su passaporti e documenti d'identità.
"Mentre l'iniziativa dell'Italia si fonda su solide basi oggettive e attività di controllo, la sospensione operata dalle autorità di Madrid nei nostri confronti corrisponde, per loro ammissione, ad una logica ritorsiva". Quasi in contemporanea all'intervento di Piantedosi, anche la premier Meloni scrive sui social, postando un video, che l'esecutivo prosegue sulla strada delle espulsioni degli immigrati irregolari. Il ministro intanto sottolinea di fronte ai parlamentari che il ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna ha già portato a tre arresti e al "respingimento, in quanto illegali, di 21 cittadini di Paesi terzi, di cui sei marocchini". Non è possibile stabilire però se questi venissero dall'exclave, "perché i migranti a Ceuta non sono stati identificati".
Dal canto suo Madrid fa sapere che la polizia spagnola ha controllato finora 3.115 viaggiatori provenienti da Paesi terzi giunti in Spagna con 273 voli in arrivo dall'Italia. La stoccata di Piantedosi va però anche ad altri Paesi europei: "Quel che abbiamo scelto di fare continuano a farlo altri Stati europei, anche nei confronti dell'Italia. Non mi risulta che in quelle circostanze siano state espresse perplessità". E tra gli Stati dell'Unione viene citata anche la Germania che "dal 2025 ha esteso i controlli a tutti Paesi confinanti". Un riferimento non casuale, visto il momento di alta tensione anche con Berlino, che ha annunciato la ripresa dei trasferimenti dei 'dublinanti' verso l'Italia, ovvero dei migranti giunti nel primo luogo di approdo europeo.
"Emblematico" il caso della Francia, che da 11 anni "mantiene chiuse le frontiere con diversi Stati, tra cui l'Italia". Nonostante il momento, il ministro dell'Interno però assicura: "avrò una proficua prosecuzione dei rapporti con il collega spagnolo", che vedrà a settembre in Italia al prossimo Med5, il gruppo che coordina politiche sui flussi migratori e sull'asilo nell'Ue. Intanto snocciola numeri, secondo cui da gennaio gli sbarchi sono calati del 55% mentre i rimpatri sono quasi raddoppiati e dall'ottobre del 2022 ad oggi ci sono state inoltre 256 espulsioni. A fare eco a Piantedosi è il senatore di Fratelli d'Italia Matteo Gelmetti, del Comitato parlamentare Schengen, per il quale "regolarizzazioni di massa e sanatorie sono un pull factor". Dello stesso avviso la Lega, che aggiunge: "nessun passo indietro sulla sospensione di Schengen finché sarà necessario difendere i confini italiani".
Sul fronte opposto, la segretaria del Pd, Elly Schlein, incalza la premier Meloni: "con la sua propaganda contro i migranti nessuno ci paga l'affitto". Stesse parole dalla senatrice M5s in commissione Schengen, Elisa Pirro, per la quale "tra Italia e Spagna non ci sono confini terresti" mentre secondo il leader di Avs, Angelo Bonelli, "i dati ufficiali di Frontex smentiscono il governo". E per il governatore dell'Emilia-Romagna, Michele De Pascale, "l'Italia, con le sue procedure, è uno dei grandi responsabili della presenza di irregolari nell'Ue", perché qui "i migranti entrano in un limbo".
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