Mosca sta martellando l'Ucraina con pesantissimi bombardamenti in quella che ormai è diventata una corso contro il tempo tra i due principali duellanti, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, a chi riuscirà a fiaccare per primo il morale della popolazione, il cosiddetto fronte interno. Il Cremlino è scatenato e lo stesso presidente ucraino ha avvertito che è stato dato l'ordine di rimuovere qualsiasi freno. I droni russi hanno così colpito il ponte nord di Kiev, che attraversa il Dnipro, a pochi giorni dai danni causati all'infrastruttura gemella meridionale: la capitale al momento è dunque tagliata in due. Infine il ministero degli Esteri russo ha lanciato un nuovo appello, l'ennesimo, a diplomatici e cittadini stranieri invitandoli a lasciare la città, non lasciando presagire nulla di buono.
"Le forze armate russe continuano a colpire le infrastrutture e le navi utilizzate a beneficio delle forze armate ucraine: durante la notte, attacchi con velivoli senza pilota hanno colpito il ponte stradale Severny a Kiev, che facilita gli spostamenti delle truppe e le consegne di rifornimenti militari", ha dichiarato Mosca in una nota sostenendo quindi di aver colpito legittimamente un obiettivo militare. Nel mentre si attende con apprensione il 'grande colpo'. Secondo quanto pubblicato dal New York Times nei giorni scorsi, lo Stato Maggiore russo sarebbe pronto a lanciare una selva di oltre mille missili per piegare definitivamente la rete energetica del Paese in vista dell'inverno (e "costringere" la popolazione ucraina ad "abbandonare" Kiev e altre città, secondo quanto denuncia Zelensky, che dice di essere in possesso di documenti russi al riguardo). Di tregue incrociate, all'orizzonte, non se ne scorge neppure l'ombra, anzi. Putin, numeri alla mano, si sarebbe convinto che l'Ucraina e l'Occidente stiano per finire in una tempesta perfetta, tra aumenti di gas, petrolio e tassi d'interesse, che potrebbe rallentare l'appetito per il sostegno economico-militare.
Di più. La tornata elettorale europea del 2027 è vista come propizia sul fronte della campagna ibrida, sempre con l'obiettivo di minare la determinazione degli europei ad aiutare Zelensky. Gli Usa, d'altra parte, stanno giocando una partita ormai tutta loro. Sempre secondo il quotidiano newyorkese, l'amministrazione Trump negli ultimi mesi avrebbe messo sul tavolo un accordo petrolifero multimiliardario per porre fine alla guerra, guarda caso avvantaggiando aziende mediorientali legati ai due principali negoziatori americani, Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner. L'accordo - subordinato all'approvazione del governo americano e del Cremlino - riguarderebbe un vasto complesso di giacimenti petroliferi, raffinerie e stazioni di servizio in tutto il mondo di proprietà di Lukoil, una delle maggiori compagnie energetiche russe. Sarebbe stato proprio Putin a proporre ai due emissari di Trump la vendita degli asset, il cui valore dichiarato si aggirerebbe intorno ai 20 miliardi di dollari, benché il prezzo reale dell'operazione non sarebbe affatto chiaro (va da sé che il 'deal' rappresenterebbe una clamorosa commistione tra interessi commerciali privati e geopolitica, ma tant'è). Corsa contro il tempo, si diceva. L'Ucraina non sta con le mani in mano e, per come può, colpisce le retrovie russe con i suoi droni, cercando di ridurre l'efficacia della macchina da guerra di Putin e sobillando il malcontento. Zelensky ha ribattuto al 'via i guanti dello zar' con una rinnovata dottrina, che prevede di "intensificare" gli attacchi contro le raffinerie di petrolio russe.
Non solo. A partire dalla prossima settimana, l'Ucraina prevede d'iniziare la costruzione di diversi ponti galleggianti sul Dnipro per collegare la riva sinistra e destra della capitale dopo i danni causati dai raid russi; in futuro il governo sta valutando persino la possibilità di costruire un tunnel sotto il fiume. Secondo il ministro della Ricostruzione, delle Infrastrutture e dei Trasporti, Mykola Kalashnyk, per gli attraversamenti ci vorranno fino a tre mesi e le strutture stesse devono garantire almeno la metà della capacità dei ponti esistenti. "In media, circa 600.000 auto attraversano le rive del fiume durante il giorno e l'obiettivo è mantenere questo flusso di traffico".
Attacchi russi hanno colpito un importante ponte di Kiev, il Ponte Nord, due giorni dopo gli attacchi al Ponte Sud. Lo ha comunicato il sindaco della capitale ucraina, Vitali Klitschko. "Il Ponte Nord è stato colpito. I servizi di emergenza sono in arrivo", ha scritto sul suo profilo Telegram. In precedenza, in città era stato lanciato un allarme droni. Il ponte Sud della capitale è stato già colpito diverse volte ieri e nei giorni scorsi, come riportato sempre dal sindaco Klitschko.
Nella notte la Russia ha lanciato un attacco con droni contro la città di Hostomel, nell'oblast di Kiev, colpendo alcuni magazzini e ferendo, secondo quanto riferito dalle autorità, quattro persone, tra cui una bambina. Lo riporta la testata Kyiv Independent. Il capo dell'amministrazione militare dell'oblast di Kiev, Tymur Tkachenko, ha riferito che due uomini e una donna hanno riportato numerose ferite in seguito all'attentato. Una bambina di 8 anni è stata colpita da una scheggia a un arto inferiore, ha aggiunto Tkachenko. Almeno una delle vittime ferite è stata ricoverata in ospedale.
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