Tredici anni dopo il naufragio del 3 ottobre, nel quale persero la vita 368 migranti a pochi metri dalla costa di Lampedusa, l'isola torna a ricordare le vittime e a chiedere alle istituzioni un cambio di rotta: 'la memoria non basta'. In occasione della Giornata della memoria e dell'accoglienza, organizzata dal Comitato 3 ottobre, studenti, superstiti, familiari e cittadini si sono ritrovati in piazza Castello per ribadire che le commemorazioni non sono più sufficienti se non accompagnate da scelte politiche concrete, dall'apertura di vie legali e sicure di accesso e dal superamento della logica emergenziale. Prima della marcia verso la Porta d'Europa, in video collegamento, è intervenuto il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi: "Le vere autorità oggi sono i sopravvissuti che portano tutti i nomi di chi non c'è più, - ha detto - Vi ringrazio perché ci aiutate a non dimenticarli, per non abituarci mai a chi perde la vita per cercare la vita". Zuppi ha evidenziato come Lampedusa sia "una porta dalla quale si entra e si smette di essere invisibili", richiamando la necessità di non cedere all'indifferenza e ricordando che "la dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera". "Negli ultimi giorni, mentre stavamo organizzando la commemorazione, sono arrivati 3 corpi. Chiedo rispetto per le vittime e per le famiglie che talvolta non sapranno nemmeno dove saranno sepolti", ha detto Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre, che s'è soffermato sulla contraddizione tra il ricordo di chi ha perso la vita e l'assenza di canali legali di accesso in sicurezza. "Siamo riusciti in autonomia, recandoci in vari Paesi del mondo assieme ai medici legali, a identificare oltre 100 vittime - ha ricordato -. Forse questo mese si voterà una proposta che abbiamo presentato al Parlamento europeo". Tra i partecipanti anche il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, che ha tracciato un bilancio dell'evoluzione della gestione dei flussi: "Oggi siamo qui per ricordare cose successe nell'ottobre 2013 e per commemorare i morti. Oggi a Lampedusa è un po' tutto cambiato. L'isola continua ad essere terra di frontiera, ma non è più terra di emergenza. L'isola, grazie al lavoro fatto col Governo, è cambiata nella capacità di affrontare ciò che accade, ma non è cambiata nella sua umanità, continuiamo a salvare vite, a garantire accoglienza, a difendere la dignità delle persone". La marcia, quest'anno, ha avuto come protagoniste anche alcune madri di vittime e dispersi arrivate dall'Australia. Dalle scogliere, gli studenti hanno lanciato in mare mazzi di fiori al termine di una preghiera corale che ha auspicato che il Mediterraneo "torni ad essere un luogo di vita, di incontro e speranza per tutte le generazioni".
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