L'Emilia-Romagna approva la legge sul suicidio medicalmente assistito. È la terza Regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a disciplinare con una legge le procedure per dare attuazione ai principi fissati dalla Corte costituzionale. Esulta l'associazione Luca Coscioni, che sottolinea il "successo" anche "a fronte della paralisi del Parlamento" sul tema. Per il governatore Michele de Pascale in assenza di una legge nazionale la Regione ha scelto "lo strumento più forte, più trasparente e più pubblico", cioè una legge regionale, per garantire un'applicazione uniforme dei principi fissati dalla Corte costituzionale e regole "più chiare, più trasparenti e con maggiori garanzie rispetto al passato".
Dopo una seduta fiume e un acceso confronto politico, l'assemblea legislativa emiliano-romagnola ha dato il via libera al progetto di legge presentato da Alleanza Verdi e Sinistra, Pd, Civici e Movimento 5 Stelle, con primo firmatario Paolo Trande (Avs). Hanno votato a favore Pd, Avs, Civici e M5s, mentre Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica si sono espressi contro. L'obiettivo dichiarato della norma, nel rispetto dei criteri indicati dalla Consulta, è garantire procedure uniformi, tempi compatibili con le condizioni cliniche del paziente e pari accesso su tutto il territorio regionale. Il provvedimento istituisce una Commissione di valutazione multidisciplinare, la CoVam, organizzata per Area vasta e chiamata a verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale. La commissione si avvarrà del parere non vincolante del Comitato regionale per l'etica clinica. La procedura sarà gratuita e dovrà assicurare che al paziente siano state illustrate tutte le alternative terapeutiche, comprese le cure palliative.
La Commissione Sanità dell'Assemblea legislativa aveva avviato l'esame del testo a giugno, scegliendo come base la proposta della maggioranza e abbinandola alla legge popolare, depositata nel luglio 2023 con 7.300 firme. Nella scorsa legislatura la Regione aveva scelto di intervenire con atti amministrativi poi finiti al centro di ricorsi. Il dibattito in aula di oggi ha confermato in Assemblea legislativa la netta contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Per il centrosinistra il provvedimento non introduce nuovi diritti, ma organizza sul piano sanitario un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, mentre il centrodestra ha parlato di una "fuga in avanti" della Regione su una materia di competenza statale, sostenendo che la priorità debba essere il potenziamento delle cure palliative, degli hospice e dell'assistenza alle persone più fragili. Soddisfazione dall'associazione Luca Coscioni, che con la proposta di iniziativa popolare 'Liberi Subito' è stata d'impulso alla legge e ora si prefigge di portarla in tutte le Regioni, in modo da assicurare procedure il più possibile uniformi su tutto il territorio nazionale.
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