"Oggi fare lo stadio è diventato l'unico obiettivo per un artista. Ma è un po' penalizzante per la musica, perché dal punto di vista musicale lo stadio è l'ambiente peggiore per vedere un live: non senti un cazzo, non vedi un cazzo. Anzi, lo vedi in tv". Jovanotti, nel backstage della prima data del Jova Summer Party, ad Olbia, tra un intermezzo e l'altro sui due palchi allestiti, non usa mezzi termini sull'uso massivo che ormai gli artisti - big, ma anche non big - fanno dei grandi spazi. "Per innamorarti della musica hai bisogno di sentirla, di vederla, di sentirne l'odore. Allo stadio si va per vivere un'esperienza collettiva di massa che oggi il mondo non ti offre più, perché è l'unica grande liturgia in qualche modo rimasta collettiva. Ma se la musica diventa solo quello, è penalizzante perché poi chiudono i club dove si fa musica dal vivo. Ed è un peccato".
Perché lui, Jova, nella musica ha sempre creduto. "È la ragione di tutto quello che faccio. Oggi sembra che il dato più importante siano diventati i numeri, le cifre, i record, chi vende più biglietti. I numeri fanno parte di questo mestiere, ma arrivano dopo. Prima c'è la musica, c'è quello che succede sul palco, c'è la parte artistica, che è la ragione per cui siamo lì". Il lì stavolta è Olbia, con i 25mila accorsi all'Arena, in una giornata in cui i sensori di temperatura delle automobili sono arrivati a segnare i 50 gradi, spingendo anche gli organizzatori - per voce di Maurizio Salvadori di Trident - a una riflessione sul futuro di questo tipo di live. Prima tappa del capitolo italiano de L'Arca di Lorè, il viaggio musicale e simbolico partito lo scorso marzo dall'Australia, proseguito attraverso festival e palcoscenici internazionali e pronto ora ad approdare in Italia. Un progetto in cui Jova ha voluto unire musica, viaggio, bicicletta, incontri, festa e scoperta che diventano parti dello stesso racconto.
"Io mi sono innamorato della musica per quello che la musica fa accadere dentro di me e intorno a me, e non ho mai smesso di restare legato a questa cosa", spiega Jova alla soglia dei 60 anni che festeggerà il 27 settembre, ancora con la voglia di provare strade nuove. Come fu già con il Jova Beach Party nel 2019 e poi nel 2022. Stavolta la meta sono i grandi spazi all'aperto del sud Italia che raggiungerà - caldo permettendo - con la sua amata bici (dopo Olbia, Montesilvano il 12 agosto, Barletta il 17, Catanzaro il 22, Palermo il 29 e 30, Napoli il 5 settembre fino alla chiusura al Circo Massimo a Roma il 12 e 13 settembre). "Faremo non più di 140 km al giorno, ma sono alla mia portata e a me rilassa. Non è che me l'ha ordinato il dottore, anzi il dottore me l'ha sconsigliato, per cui dovessi sentire che non ce la faccio mi fermo".
"È divertente per me sperimentare e inventare nuovi format spettacolari. L'ho chiamata L'Arca di Lorè perché l'arca è il primo racconto biblico, il primo 'mito', che ci colpisce da bambini, e nonostante abbia a che fare con l'idea di una catastrofe incombente l'aspetto che emoziona è quello della salvezza, del riparo. Della possibilità di un nuovo inizio".
Dopo i primi scambi di idee, sottolinea, "mi hanno proposto un palco a forma di arca di Noè, io ho risposto con qualcosa di molto più leggero e fragile, una barchetta di carta. E la prima cosa che impariamo a costruire, partendo da un foglio di carta, e costruire è quello che fanno gli esseri umani, oltre che distruggere. Costruire, inventare, navigare, immaginare, partire, tornare, ricominciare, ballare". La barchetta potrebbe ricordare il simbolo della Global Sumud Flotilla. "È un riferimento in maniera involontaria, ma non mi dispiace. L'idea è precedente e ha a che fare col bambino interiore di ognuno di noi. Non gli darei un connotato politico, ma non mi tiro indietro".
Per la festa itinerante del Jova Summer Party ha chiamato tantissimi artisti, italiani e stranieri. "In Italia siamo diventati molto ombelicali, c'è molta musica italiana, ma in giro per il mondo c'è tanto altro e quindi mi piaceva l'idea di invitare artisti diversi, strani e interessanti". Con un unico e rinnovato obiettivo: quello di divertirsi. Anche a 60 anni. "Me li sento tutti. Anche i giorni. Ho imparato a convivere con un danno neurologico permanente, che mi fa capire cosa posso fare e cosa no. Questi 60 anni li sento soprattutto riguardo alla musica nuova che esce e che a volte mi disorienta e con la quale faccio fatica a entrare in sintonia per una questione di linguaggio. Un linguaggio di ventenni che vivono un mondo diverso da quello dei miei vent'anni. Non è né il mio incidente né nient'altro a farmi sentire i 60 anni: è il fatto che vedo che c'è un mondo nuovo che è emerso, che ha dei valori molto diversi da quelli con i quali sono cresciuto. Un mondo molto legato alla ricchezza. L'hip hop di oggi ostenta merci e non più diritti civili".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA


2 days ago
8



















English (US) ·
French (CA) ·
French (FR) ·