Papa Leone XIV ha incontrato sette vittime di abusi da parte del clero. Lo ha fatto in una città, Lourdes, dove il vescovo ha voluto dare un segnale, coprendo i mosaici di Marko Rupnik, l'ex gesuita accusato da diverse religiose e tuttora sotto processo.
Al palazzo vescovile c'erano sette persone, quattro uomini e tre donne, ciascuna con la sua storia di dolore. E Papa Leone ha assicurato "il proprio impegno perché il male vissuto non si ripeta per altri". Quasi due ore di incontro nel quale il Pontefice si è fermato ad ascoltare "le loro storie, il dolore e alla sofferenza vissuta, talvolta purtroppo con la complicità o il silenzio di quanti avrebbero potuto aiutarli", come riferisce la sala stampa vaticana.
Ha anche voluto ascoltare "le loro proposte perché questo non abbia a ripetersi. Con alcuni si è trattenuto per qualche momento in preghiera". E' "una piaga dolorosa", aveva detto nell'incontro con i vescovi francesi, spingendoli a proseguire sulla strada intrapresa, quella dell'ascolto delle vittime.
Anche all'omelia della messa nel grande prato del santuario mariano, alla presenza di 150mila fedeli, Papa Leone aveva detto che la Chiesa deve, come tutti, affrontare "una conversione per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno". "Riconoscere i nostri errori è indispensabile", ha aggiunto sottolineando: "E' oggi, non domani, che bisogna convertirsi".
Le sette vittime incontrate dal Papa arrivano da esperienze diverse ma con una piaga comune, quella di avere subito abusi di diverso genere da parte del mondo ecclesiale. C'è chi ha raccontato la sua storia dolorosa in libri, come Veronique Garnier e Jerome Guillement, chi non vuole che vengano insabbiate alcune storie di abusi particolarmente dolorose per questo paese, come il collegio della vicina Betharram o lo scandalo per il quale si è fatto anche il nome del cardinale Philippe Barbarin. Delle sette vittime, due hanno voluto mantenere l'anonimato.
Il presidente dei vescovi francesi, il cardinale Jean-Marc Aveline, sottolinea l'importanza di guardare la questione mettendosi dalla parte delle vittime: "Questo cambiamento di prospettiva, questo profondo ascolto della loro angoscia e del loro dolore, ha avviato nella nostra Chiesa una lunga e impegnativa opera di conversione e prevenzione, che dovremo proseguire negli anni a venire, con il sostegno delle vittime e di tutto il popolo di Dio".
E a precedere il delicato momento dell'incontro tra il Papa e le vittime non a caso c'è una sosta silenziosa davanti all'immagine del "Bambino che piange". Dalla conferenza episcopale anche un plauso alla decisione relativa alle coperture delle opere di Rupnik: "Era un passo necessario. Avevano un carico simbolico troppo pesante per le vittime". Dagli abusi alle fragilità dell'essere umano: Papa Leone a Lourdes, parlando ad una distesa di persone malate, è tornato con forza sulla questione del fine vita, in un paese che ha già una legge su questo.
E anche dell'aborto che in Francia è stato trasformato in un diritto costituzionale. "Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita". Poi un indiretto appello all'obiezione di coscienza: "Ciò che è legale non è necessariamente morale".
Il Papa ha quindi ribadito con forza la posizione della Chiesa su aborto e eutanasia: "Nessuno ha il diritto, mai, sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana. La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata".
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