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I ragazzini con il mito di Hitler e l'arsenale in casa

4 weeks ago 14

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  Minorenni e appartenenti a famiglie della media borghesia senese, frequentatori della stessa scuola, incensurati e fuori da ogni sospetto. Ma ad accomunarli più di ogni altra cosa era la venerazione del nazismo e del fascismo che coltivavano nelle chat sui social e nei gruppi chiusi online, condividendo messaggi d'odio contro immigrati e omosessuali, immagini di armi e contenuti inneggianti alla violenza. Sono 13, tutti residenti a Siena, denunciati dalla polizia per propaganda e istigazione all'odio razziale ed etnico, apologia del fascismo e del nazismo, detenzione illegale di armi e detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.
L'indagine, coordinata dalla procura minorile di Firenze e condotta dalla Digos di Siena, ha fatto emergere una rete di rapporti virtuali tra giovanissimi accomunati, secondo gli investigatori, da un'ideologia suprematista e nazionalsocialista. Tra loro c'è anche una ragazza.
L'inchiesta è partita nel luglio 2025 dal padre di un ragazzo, estraneo ai fatti, che aveva raccontato alla polizia come alcuni coetanei avessero proposto al figlio di procurarsi un'arma da fuoco. Da questo primo allarme la Digos fece perquisizioni nelle abitazioni di due minori dove trovò un fucile a doppia canna funzionante e munizioni calibro 9.
L'analisi dei cellulari e dei dispositivi informatici ha quindi aperto uno squarcio su un mondo di chat private, simboli nazisti, culto della superiorità della razza bianca e odio agli stranieri. Una chat era denominata 'Partito Repubblicano Fascista': l'ingresso era subordinato all'approvazione degli altri membri. Nelle conversazioni sarebbero stati condivisi contenuti inneggianti a Benito Mussolini e Adolf Hitler, frasi omofobe e razziste, oltre a video di aggressioni contro immigrati. Le immagini, precisa la Digos, non sarebbero riconducibili direttamente ai denunciati, nessuno di loro risulta coinvolto in episodi di violenza fisica. Per la Digos, alcuni avrebbero perfino covato l'intenzione - mai concretizzata - di fare ronde o spedizioni punitive contro stranieri, come risposta a risse avvenute a Siena tra immigrati. Nelle chat circolavano anche riferimenti all'acquisto di pistole, coltelli, tirapugni, balestre ed esplosivi artigianali su Internet o con contatti online. In parallelo, gli investigatori hanno trovato la condivisione di numerosi file pedopornografici dalle principali piattaforme social e di messaggistica. "Tutte le nostre indagini sono state chiuse e il materiale consegnato alla Procura per ulteriori accertamenti", ha detto il questore Ugo Angeloni. "La cosa che ci ha dato più fastidio come investigatori - ha sottolineato il dirigente della Digos senese, Fausto Camisa - è che questa è un'indagine che non avremmo mai voluto fare perché non avremmo mai voluto scoprire una realtà del genere". Nessuno dei ragazzi aveva mai dato segnali all'esterno, non erano mai emersi episodi tali da far immaginare tale radicalizzazione ideologica. Alza però il livello di attenzione sociale l'arcivescovo di Siena, cardinale Augusto Paolo Lojudice: "Un segnale preoccupante di disagio delle giovani generazioni, serve un patto per la famiglia".
 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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